La chiesa del Santissimo Sacramento e San Michele Arcangelo, nota come chiesa di San Michele, è una chiesa di Torre del Greco: sotto di essa si trova un ipogeo con una storia insolita, quello che resta della chiesa di un convento settecentesco sepolta dalla lava nel 1794.
Cosa vedere
Il complesso nacque come conservatorio per le orfane della peste del 1656, fondato dal parroco di Santa Croce Nicolandrea Balzano; nel 1683 l'arcivescovo di Napoli Innico Caracciolo lo trasformò in convento, affidato a suor Serafina da Capri, che adottò la regola teresiana. La nuova sede, su via di Capo Torre (oggi via Diego Colamarino), fu costruita tra il 1696 e il 1706 e la chiesa conventuale, dedicata all'Immacolata Concezione, fu consacrata nel 1727. Era una chiesa molto rialzata, cui si accedeva da due rampe di dodici gradini, a navata unica con pianta a croce latina e alta cupola; sull'altare maggiore c'era un quadro di Paolo de Matteis con l'Immacolata Concezione, altri altari erano dedicati a Santa Teresa e al Crocifisso, e il pavimento era in cotto e riggiole di maestranze di Massa Lubrense, di cui restano frammenti. La sacrestia, interpretata anche come cappella privata delle monache, è divisa in due da un arco e ha affreschi di De Matteis a finte architetture, con scene della vita di Santa Teresa, simboli mariani, l'Eterno Padre con la colomba dello Spirito Santo e la Gloria della Vergine.
Dopo l'eruzione del Vesuvio del 1794 la chiesa fu sepolta dalla lava per metà della sua altezza, circa sette-otto metri, e il monastero fu quasi distrutto; le religiose si trasferirono a Napoli e la chiesa fu abbandonata. Nel 1803 la congrega del Santissimo Sacramento e San Michele Arcangelo, fondata nel 1632, comprò e restaurò la chiesa: fu creato un nuovo solaio all'altezza della strada, alcuni metri più in alto del calpestio ormai sotterraneo, e l'antico finestrone fu trasformato in porta. Esecutore dei lavori fu l'architetto Ignazio Di Nardo, protagonista con Vincenzo Romano della ricostruzione di Torre del Greco dopo l'eruzione. La parte inferiore servì per la sepoltura privata dei membri della congrega.
La visita
Nel 1969 il cardinale arcivescovo di Napoli Corrado Ursi decise di sradicare il culto dei morti nella sua deriva pagana, e l'ambiente sotterraneo, già rifugio antiaereo nella seconda guerra mondiale, fu abbandonato; nel 1979 fu ripulito in parte dal sacerdote Nicola Ciavolino con il Gruppo archeologico torrese, ma negli anni Ottanta fu usato per sversamenti illegali di macerie dopo il terremoto del 1980. Nel 2010 è stato riaperto al pubblico a cura del Gruppo Archeologico Vesuviano, insieme alla sacrestia originale delle monache. Secondo le fonti consultate l'ipogeo è visitabile, ma la cripta al terzo livello non è ancora ripulita dalle macerie: orari e modalità di visita vanno verificati.
Il consiglio della redazione
Il sotterraneo è legato al culto delle «anime pezzentelle» o «capuzzelle»: saturato l'ossario, molte ossa erano rimaste a vista e anime pie, soprattutto donne, «adottavano» un teschio, pregavano per lui, accendevano lumini e lo pulivano, chiedendo in cambio grazie e intercessioni.


