La chiesa di San Vito al Sele sta al centro della piana del Sele, nella contrada Santa Cecilia di Eboli. Fu costruita nel X secolo, probabilmente vicino al luogo dove la tradizione colloca il martirio dei santi Vito, Modesto e Crescenza, uccisi il 15 giugno 303 sotto Diocleziano. È citata per la prima volta nel 1042 tra i beni della Chiesa salernitana. Nel 1067 il normanno Guglielmo d'Altavilla, scomunicato per essersi appropriato dei beni dell'arcivescovo Alfano I, la restituì insieme ad altre proprietà per riconciliarsi con papa Alessandro II; nel 1080 Roberto il Guiscardo, per intercessione della moglie Sichelgaita, confermò all'arcivescovo «ecclesiam S. Viti de Silare cum corte et silvis», la chiesa con la corte e i boschi.
Cosa vedere
È una chiesa semplice: pianta rettangolare, una sola navata e un'ampia abside, con copertura a volte. Le pareti interne sono intonacate di bianco e la volta dell'abside è celeste; il pavimento è in mattonelle quadrate di cotto. La facciata è lineare, con un portale di legno massiccio al centro e, sopra, una piccola finestra rettangolare. L'altare che si vede oggi fu costruito nel 1929.
Le carte registrano riparazioni tra il 1632 e il 1636, nel 1715 e ancora nel 1846, quando il Decurionato di Eboli decise di convertire in denaro, per rifare tetto, muri e altare maggiore, i doni fatti al tempo del colera del 1837.
La visita
Dal 1974 la sede della parrocchia non è più qui ma nel centro di Santa Cecilia: l'apertura dell'antica chiesa va verificata con la parrocchia.
Il consiglio della redazione
Il 15 giugno è il giorno di san Vito, la data del martirio che la tradizione lega a questo punto della piana. La chiesa fu sede parrocchiale solo per pochi anni, dal 1957, quando l'arcivescovo Demetrio Moscato vi trasferì la parrocchia di San Nicola de Schola Graeca.






