La grotta di Lamalunga è un sito archeologico vicino ad Altamura, in provincia di Bari, noto per essere il luogo di ritrovamento dell'Uomo di Altamura, uno scheletro di Neanderthal risalente a oltre centomila anni fa.
Cosa vedere
È una struttura carsica nella zona delle Murge alte, un contesto di lame, doline a pozzo e di una dolina di crollo detta Pulo di Altamura; il paesaggio è fatto di aride pietraie ed è quasi privo di vegetazione. Le rocce affioranti sono il Calcare di Altamura, del Cretaceo medio-superiore, e la copertura della grotta non supera i 25-30 metri di spessore. La forma della grotta fa pensare che avesse in origine più accessi, oggi ridotti a uno solo; pozzi carsici di questo tipo diventavano spesso trappole naturali per animali e uomini.
Sul fondo giacciono molti resti di animali, per lo più cervidi: la specie più rappresentata è il daino, seguito dal cervo rosso, mentre pochi resti appartengono a equini, iene, lupo e bovini. Lo scheletro dell'Uomo di Altamura sembra, secondo le fonti, essersi trascinato, con un radio e una scapola fratturati, fino in fondo a uno stretto cunicolo, forse in cerca di una via d'uscita. Si trova in una piccola camera detta Abside dell'Uomo, all'estremità nord-occidentale del sistema carsico, accessibile solo con tecniche speleologiche; il cranio è cementato capovolto nella cortina di speleotemi.
La visita
La grotta si trova nelle Murge alte, vicino ad Altamura. Le fonti consultate menzionano un centro visite della grotta di Lamalunga e un Museo dell'Uomo di Altamura; orari e modalità di accesso non sono riportati e vanno verificati. La camera dell'Abside, dove giace lo scheletro, è accessibile solo con tecniche speleologiche.
Il consiglio della redazione
La grotta fu scoperta nel 1989 da speleologi del Centro Altamurano Ricerche Speleologiche (CARS), che si fermarono al primo ambiente perché un tappo di fango sembrava chiuderla. Nel 1991 una corrente d'aria proveniente dall'altra parte del tappo fece capire che c'era altro; dopo circa due anni di scavo di un tunnel, la prima esplorazione della galleria principale avvenne il 26 settembre 1993. Il 7 ottobre 1993 Lorenzo Di Liso, socio del CAI di Bari, si infilò in uno dei due cunicoli del ramo est e scoprì in fondo il giacimento osseo con un cranio chiaramente umano; la sera le immagini furono viste nella sede del CARS da tre antropologi dell'Università di Bari e la mattina dopo, avvisata la Soprintendenza, l'antropologo Eligio Vacca scese nella grotta.



