Il Tempio C o tempio di Atena, oggi più noto come Colonna Dorica, era un tempio greco di ordine dorico eretto nella prima metà del V secolo a.C. all'interno dell'acropoli di Gela. Dedicato ad Atena, fu costruito una cinquantina di metri a est del Tempio B per ricordare la vittoria nella battaglia di Imera e celebrare la potenza dei Dinomenidi.
Cosa vedere
Oggi restano alcuni blocchi di fondazione e una colonna alta 7,75 metri, studiata dall'archeologo Paolo Orsi e rialzata da Pietro Griffo fra il 1948 e il 1951. Il tempio sorgeva all'estremità della collina orientale dell'acropoli, in una posizione strategica da cui ancora oggi si vedono il mare, il fiume e la piana di Gela; era orientato est-ovest e costruito con pietra delle cave di Gibil-Mut, sul monte Zai. La pianta è stata ricostruita come quella di un periptero esastilo, con sei colonne in facciata e quattordici sui lati lunghi, per un'estensione di 51,30 per 21,70 metri. Doveva essere uno dei templi più grandi e sontuosi della Grecia d'Occidente, ed era uno dei pochi in Sicilia con quasi tutti i rivestimenti architettonici e le tegole in marmo delle isole Cicladi; le colonne, di materiale più povero, erano intonacate di bianco per evitare un forte stacco cromatico con il coronamento marmoreo.
Fu gravemente danneggiato nel 405 a.C., durante la battaglia di Gela. In epoca araba era ancora riconoscibile e le sue colonne restarono in piedi almeno fino alla prima metà del Duecento, quando Guido delle Colonne ne attribuiva gli avanzi a Ercole. Nel 1233, con la rifondazione della città da parte di Federico II, il tempio cominciò a servire da cava di pietra e a poco a poco scomparve: nel Cinquecento tutte le colonne, tranne una, erano state abbattute. Nel 1732 un certo Ignazio Greco asportò quattrocento blocchi dalle fondazioni; la colonna cadde verso la metà del Settecento per una tempesta e fu poi restaurata e rialzata da Griffo. Le centinaia di statuette votive trovate nei sacelli del lato nord confermarono l'attribuzione ad Atena.
La visita
Il tempio sorgeva nell'acropoli di Gela, area archeologica di Molino a Vento, e la colonna si vede sulla collina orientale. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di accesso: vanno verificati con il Parco archeologico, sul sito dei parchi archeologici della Regione Siciliana, o con il Comune.
Il consiglio della redazione
Il nome arabo del fiume Gela, wâdi âs sawârî, cioè «fiume delle colonne», ricorda proprio le colonne di questo tempio, che il geografo al-Idrisi vide ancora riconoscibili.





