Palazzo Cutò, detto anche Palazzo Aragona di Cutò, è una delle grandi ville costruite a Bagheria nel primo Settecento, presso l'antica via Consolare. Oggi si trova vicino alla stazione ferroviaria della città.
Cosa vedere
La villa fu edificata tra il 1712 e il 1716 da Luigi Onofrio Naselli, principe di Aragona, come residenza estiva, su progetto dell'architetto Giuseppe Mariani. L'edificio è una massiccia struttura quadrangolare, con in cima un vasto belvedere che in passato serviva da luogo di riunione per la nobiltà locale: vi si allestivano spettacoli teatrali e ci si radunava per i fuochi d'artificio del Festino di Santa Rosalia. Il frontone è decorato da due statue allegoriche in nicchie, gravemente mutilate negli anni. All'interno un grande scalone a due rampe porta al piano nobile, particolarità che lo distingue dalle altre residenze estive nobiliari, servite da scale esterne; ci sono affreschi databili al 1726, attribuiti al pittore Guglielmo Borremans, con scene mitologiche e scene tratte dalla Bibbia.
Nel 1803 la villa fu acquistata da Alessandro Filangeri, principe di Cutò, e il monogramma PC, principe di Cutò, appare ancora sul cancello principale. Nei primi del Novecento tra i proprietari ci furono Alessandro Tasca di Cutò, detto il Principe rosso per le sue simpatie socialiste, e Giuseppe Tomasi di Lampedusa, futuro autore de «Il Gattopardo», legato ai Filangeri di Cutò per parte materna. Nel 1923 Tomasi vendette la villa a famiglie bagheresi non aristocratiche, i Di Bernardo e poi i Carollo, che la tennero fino al 1987, quando il complesso fu acquistato dal Comune. Già dal 1983 il Comune ha portato avanti un programma di acquisizione e recupero, diretto fino al 1993 dall'architetto bagherese Antonio Belvedere e poi proseguito dalla Soprintendenza e da tecnici comunali.
La visita
Il palazzo si trova a Bagheria, vicino alla stazione. Le fonti lo indicano come sede della Biblioteca comunale Francesco Scaduto, istituita nel 1956, e, con un comodato d'uso trentennale, del Laboratorio Universitario Multimediale Michele Mancini dell'Università di Palermo; ha ospitato anche il Museo del giocattolo Pietro Piraino. Orari di apertura e accessi vanno verificati.
Il consiglio della redazione
Un contratto del 1712 per la costruzione del palazzo prescriveva l'uso della pietra proveniente dalle cave di Aspra, la frazione marinara di Bagheria. Il pavimento maiolicato di una stanza della villa si trova invece oggi al Museo Diocesano di Palermo.



