Sopra il paese, lungo il pendio ripido, corre la roggia di Marlengo: un canale quasi orizzontale, lungo dodici chilometri, che è il più lungo corso d'acqua artificiale del suo genere in Alto Adige. Fu scavato fra il 1737 e il 1756 su suggerimento della certosa di Monte Sant'Angelo, in val Senales, che quaggiù possedeva vigneti e aveva bisogno di irrigarli. Di quell'acqua il paese vive ancora: mele, soprattutto Golden e Gala, e vite — e ogni anno, la seconda domenica dopo Pentecoste, la statua di papa sant'Urbano, patrono dei vignaioli, viene portata in processione per le vie e per i vigneti. La cooperativa dei frutticoltori è stata fondata nel 1937 e conta un paio di centinaia di soci fra Marlengo e Cermes.
La chiesa parrocchiale è menzionata per la prima volta nel 1166; l'edificio che si vede è neogotico e fu consacrato nel 1901, ma la torre campanaria e una cappella laterale sono del Duecento. Quelle campane hanno avuto un pezzo di musica tutto loro: Franz Liszt compose le Glocken von Marling, le campane di Marlengo, ispirandosi a una poesia di Emil Kuh. Il nome del paese, invece, è molto più antico e molto più prosaico: attestato dal dodicesimo secolo come Marnea, Merningen, Marnica, Merniga, e stabile come Marling dal Quattrocento, viene probabilmente da una parola preromana, marra, che vuol dire mucchio di pietre. Sopra le case sta castel Monteleone, costruito verso la metà del Duecento; e lo stemma del comune porta il leone rosso della famiglia che visse in due castelli del paese fino al 1426. L'artigianato locale, accanto alle mele, è la produzione di lampadari di cristallo.