Lo stemma di questo paese dice due cose sulla gente che ci ha vissuto: c'è un'alabarda, che simboleggia i privilegi accordati un tempo ai contadini liberi, e c'è una ruota, per la tradizione artigiana e la laboriosità del villaggio. Contadini liberi con privilegi non sono cosa da poco in una valle di masi, e l'alabarda è la loro ricevuta. Il nome è attestato come Passyr nel 1078, come S. Martini nel 1148, come Sand Martein nel 1340 e S. Martin nel 1341: prima la valle, poi il santo. San Martino è oggi il capoluogo di fatto della val Passiria, e ognuna delle sue frazioni porta due nomi, quello tedesco e quello italiano — Saltaus e Saltusio, Ried e Novale, Flon e Vallone, Matatz e Montaccio.
A Saltusio si trova uno degli sbarramenti del Vallo Alpino, la linea di fortificazioni costruita in Alto Adige, e a quelle opere è successa una cosa insolita: le opere due e tre sono state riadattate dall'artista Matthias Schönweger nel BunCor, il «bunker del cuore», in ricordo dei fuochi del Sacro Cuore di Gesù, quelli che si accendono sulle montagne di queste valli. Un'opera militare pensata per chiudere una valle è diventata il monumento a una devozione che si celebra con il fuoco all'aperto. Il mestiere che sta nella ruota dello stemma, intanto, è ancora qui: la produzione di mobili d'arte e di arredamenti tipici campagnoli è rinomata. E la ciclabile che passa dal paese scende da San Leonardo fino a Merano, da dove si può proseguire verso Bolzano o risalire fino al passo di Resia.
La guida di San Martino in Passiria
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Fuori da San Martino in Passiria, ma a portata di gita.
