Baccalà alla Vicentina
Stoccafisso, latte, olio e acciughe, cotto per ore a fuoco bassissimo: il baccalà alla vicentina arrivò dalla Norvegia con un naufragio nel 1432.
Leggi la scheda →La falesia di Lumignano, che incombe sul paese, è quel che resta di una scogliera corallina: qui i Colli Berici si affacciavano su un mare tropicale, e il calcare che li forma si è depositato in una laguna con acque fra i venticinque e i ventinove gradi, dove la barriera separava l'interno dal mare aperto che arrivava fino ai Colli Euganei. Nella roccia si vedono ancora i resti di coralli, idrozoi e alghe calcaree. L'acqua piovana, sciogliendo quel calcare, ha poi scavato una fitta rete di grotte e covoli, e a Costozza qualcuno ha avuto un'idea: collegarli in un sistema di ventidotti che porta ancora oggi l'aria fresca delle viscere del colle, a una temperatura costante fra i dodici e i quattordici gradi, dentro gli edifici della pianura. Il sistema era già famoso nel Cinquecento e nel Seicento, quando serviva a rinfrescare le ville e i palazzi nobiliari durante la calura estiva: un condizionatore d'aria di quattrocento anni fa.
Sul nome non c'è certezza: potrebbe venire dalla forma allungata del territorio, stretto fra il Bacchiglione e i colli; o dal latino medievale longaria, che indicava una striscia di terra emersa da zone paludose, e nelle mappe antiche il toponimo è proprio Longaria; oppure dai Longari, cioè dagli ungari che nel medioevo saccheggiarono la pianura. Le prime genti abitarono nei covoli — nella grotta del Sengio Longo ci sono tracce del paleolitico — e in epoca romana la pietra bianca di Costozza si guadagnò un mercato sempre più largo. Nel 753 un longobardo di nome Anselmo donò i suoi beni di Costozza all'abbazia di Nonantola, ed è l'atto che segna l'arrivo dei benedettini: attorno alle loro fondazioni il territorio si ripopolò e tornò a essere coltivato. Nel 1142, durante una guerra fra le città della Marca, Padova tolse a Vicenza l'uso delle vie fluviali e terrestri; i vicentini si vendicarono costruendo proprio a Longare una rosta, uno sbarramento che deviò le acque nel canale Bisatto e lasciò Padova all'asciutto — senza acqua per i mulini, da bere e per difendersi.
Stoccafisso, latte, olio e acciughe, cotto per ore a fuoco bassissimo: il baccalà alla vicentina arrivò dalla Norvegia con un naufragio nel 1432.
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Fuori da Longare, ma a portata di gita.