San Donaci

Provincia: Brindisi · Regione: Puglia · Abitanti: 6.869 · CAP: 72025

In contrada Monticello, sulla strada per Mesagne, c'è il rudere di un tempietto ottagonale che è considerato uno dei luoghi di culto paleocristiani più antichi di tutta la Puglia: lo chiamano San Miserino. La cupola, in opus cementicium, poggia su otto pilastri con capitelli di stucco decorati a foglie d'acanto; l'interno sta un paio di metri sotto il piano di campagna e ha quattro piccole absidi contrapposte, tracce di intonaco rosso sulle pareti e, sul pavimento, parti di un mosaico bicromo probabilmente romano. Gli affreschi bizantini e gli stucchi, invece, sono scomparsi. Con ogni probabilità era nato in età romana come tempio pagano, o come ninfeo, e i primi cristiani lo usarono poi come battistero. Sta a un centinaio di metri dal Limitone dei greci, il vecchio muro che divideva la zona bizantina, a sud, da quella longobarda, a nord.

Anche il nome del paese ha una spiegazione inaspettata: il «San» potrebbe non essere un santo. Secondo una proposta recente, donaci verrebbe dal latino dominicum, poi donicum: l'espressione iniziale doveva suonare come «casale del terreno dominicato», cioè non concesso in feudo, e siccome il proprietario era probabilmente un ente ecclesiastico da lì sarebbe nato l'aggettivo santo. Sarebbe insomma uno pseudo agiotoponimo, anche se altri lo legano a un santo venerato nel Salento medievale, san Dana o Danax. Il paese fu comunque feudo dell'arcivescovo di Brindisi dal dodicesimo secolo fino alla fine del Settecento, con una parentesi solo formale: nel 1461 Ferdinando d'Aragona lo assegnò a Giorgio Castriota Scanderbeg per l'aiuto ricevuto in guerra, ma lo Scanderbeg e la colonia albanese che ne aveva preso possesso preferirono lasciarlo all'arcivescovo. Oggi San Donaci vive di vigne, di olio e di grano.

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Cosa c'è intorno

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