Pozzoleone

Provincia: Vicenza · Regione: Veneto · Abitanti: 2.793 · CAP: 36050

Fino a metà dell'Ottocento questo paese si chiamava semplicemente Pozzo, il Putheum dei latini. Poi il sindaco di allora volle distinguerlo da tutti gli altri Pozzo d'Italia, e un regio decreto del diciotto agosto 1867 lo trasformò in Pozzoleone. L'aggiunta non fu inventata: fu copiata dal sigillo della parrocchia, che fin dal medioevo raffigurava un leone accanto a un pozzo. Nel 1929 lo stemma fu riconosciuto con dentro esattamente quello, un pozzo e un leone rampante: un'arma parlante, che dice il nome ad alta voce. Il posto compare per iscritto molto presto — probabilmente già nella grande donazione del ventinove aprile 1085 fatta dai capostipiti degli Ezzelini e dai Camposampiero a un monastero cluniacense, dove è citato un certo Petrum de Pozo, e poi il dieci giugno 1180, quando un Henricus e un Petrus Bonus de Pozo siedono nel consiglio dei duecento di Padova. Ma la data più certa è il 1262, e il motivo dice molto: il comune di Vicenza stava facendo l'elenco dei villaggi del proprio distretto per recuperare i beni che Ezzelino aveva incamerato, e fra le quarantasei ville del quartiere di Santo Stefano c'era Putheum.

Qui la terra era palude, malsana, e a prosciugarla furono i benedettini con un lavoro paziente; oggi è fertile, tutta prati stabili irrigui per il foraggio, e il foraggio diventa bovini e i bovini diventano Grana Padano e Asiago. In via Vegra di sopra sta villa Gonzato, e vale la pena guardarla da vicino: era una torre ghibellina della seconda metà del Trecento, e nella seconda metà del Cinquecento fu convertita da uso difensivo a uso abitativo. Le merlature non le hanno buttate giù. Stanno ancora lì, inglobate nella struttura della casa e coperte dal tetto. A Scaldaferro c'è un santuario nato da un piccolo affresco del 1665 dipinto sul muro esterno di una stalla: la Vergine porta un grembiule viola sopra il manto da regina, come un'infermiera celeste, e la chiamano Salute degli Infermi. La devozione trasformò la nicchia in un'edicola, e nel 1715 i nobili veneziani Venier, che qui avevano possedimenti, ci costruirono intorno un tempietto ottagonale; poi arrivarono i pellegrini, e la chiesa si dovette ingrandire.

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