Baccalà alla Vicentina
Stoccafisso, latte, olio e acciughe, cotto per ore a fuoco bassissimo: il baccalà alla vicentina arrivò dalla Norvegia con un naufragio nel 1432.
Leggi la scheda →Tonezza del Cimone sta su un altopiano che milioni di anni fa era tutt'uno con quello dei Sette Comuni, prima che le acque dell'Astico li separassero scavando. Una vecchia leggenda dice che il paese lo fondarono sette briganti: evasi dal castello di Marostica per sfuggire a Ezzelino da Romano, si rifugiarono quassù, e i loro nomi sarebbero rimasti a indicare le prime sette contrade — Boscato, Campana, Canale, Dalla Via, Dellai, Pettinà e Sella. Sul nome del paese le ipotesi sono altrettante: il terreno duro, il tuono, il monte del tuono in tedesco, oppure la terra degli ontani, secondo Esule Sella, che di Tonezza fu sindaco.
Quassù si scavava: nel 1292 i conti Maltraversi avevano una miniera di ferro, e nel Cinquecento un minatore tedesco di nome Winter aprì con capitali vicentini una fonderia per la colatura dell'argento. Che la gente fosse di lingua tedesca lo dice anche l'ispettore Francesco Caldogno, che verso la fine del Cinquecento trovò un paese di trenta fuochi, poverissimo, i cui abitanti «parlano tedesco» e vivono di pochi campi e di legname, tormentati dal signore di Beseno al punto che «spesso questi poveri infelici restano presi, imprigionati ed alle volte feriti e morti». Per difendersi, nel 1610 misero insieme con Lastebasse una milizia di archibugieri. Due secoli dopo, l'abate Dal Pozzo annotava fra le vicende del paese anche «la perdita totale della lingua tedesca».
Stoccafisso, latte, olio e acciughe, cotto per ore a fuoco bassissimo: il baccalà alla vicentina arrivò dalla Norvegia con un naufragio nel 1432.
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Fuori da Tonezza del Cimone, ma a portata di gita.