La basilica di Santa Maria Assunta, la chiesa madre di Alcamo, sorge in pieno centro, a due passi da piazza Ciullo. Nel 1332 gli abitanti del quartiere di San Vito si spostarono vicino al castello, e qui fu costruita una nuova chiesa madre dedicata all'Assunta, aperta al culto nel 1402, in stile gotico-catalano a tre navate. Di quell'edificio restano il campanile con bifore, la cappella della Sacra Spina e il fonte battesimale. La chiesa fu ricostruita nel 1699 da Giuseppe Diamante e Angelo Italia; la facciata neoclassica è del 1786, di Emanuele Cardona su progetto di Francesco Alessandro. Nel maggio 1969 Paolo VI la elevò a basilica minore.
Cosa vedere
L'interno ha tre navate divise da colonne con fusti monolitici di marmo rosso del vicino monte Bonifato, stucchi della famiglia Curti e un pavimento disegnato da Giuseppe Patricolo. Le volte e le cappelle portano 38 affreschi di Guglielmo Borremans: i tre della volta, del 1735, raffigurano l'Assunzione, l'Incoronazione della Vergine e la Madonna Regina tra san Pietro e san Paolo.
Molte le sculture dei Gagini: l'ancona marmorea di Antonello Gagini del 1519 nella cappella del Privilegio, il Crocifisso dell'Abbondanza realizzato dallo stesso tra il 1519 e il 1523, il bassorilievo della Dormizione della Vergine del 1529, il fonte battesimale e il San Pietro in marmo dorato di Giacomo Gagini del 1586. Nell'abside ci sono l'Assunta del 1605 attribuita al fiammingo Franz van Castel e il coro ligneo del 1748; nella cappella della Madonna dei Miracoli la statua lignea di Lorenzo Curti del 1720, portata in processione a giugno. La cappella di San Francesco conserva un affresco della Madonna della Neve di fine Trecento.
La visita
Dalla navata sinistra si passa alla sagrestia e al Museo d'arte sacra. La cappella dedicata a don Giuseppe Rizzo è un'opera moderna di Paolo Portoghesi, inaugurata nel 1995. Orari delle messe e di apertura vanno verificati con la diocesi di Trapani.
Il consiglio della redazione
Nella cappella della Sacra Spina un reliquiario d'argento del 1636 custodisce una spina che, si racconta, Carlo V portò ad Alcamo nel 1535: delle tre spine arrivate, il vescovo di Mazara le fece bruciare tutte e solo questa rimase intatta.


