La chiesa di Santa Maria delle Grazie è la principale di Melito di Napoli, al centro dell'abitato, sulla strada che collega Napoli ad Aversa. Già nel 987 una pergamena cita in questo territorio una chiesa di Santo Stefano protomartire. Nei secoli diventò un piccolo edificio a navata unica con nove cappelle private, usate anche come sepolture; stando sulla strada regia, era una sosta per i pellegrini che tornavano dai loro viaggi, specie da Roma, prima di entrare a Napoli. Il 19 maggio 1743 il cardinale Giuseppe Spinelli, in visita pastorale, la trovò angusta e danneggiata e ordinò all'Università del casale di costruirne una nuova. Per anni non si spese nulla: solo nel 1757, quando la chiesa minacciava di crollare, un'assemblea pubblica approvò la riedificazione e ne affidò il progetto all'ingegnere Nicola Carletti. I lavori cominciarono nel 1759, durarono diciassette anni, e la nuova chiesa fu benedetta il 23 dicembre 1775.
Cosa vedere
È un'architettura settecentesca di scuola vanvitelliana. L'impianto è simmetrico, a croce greca, sormontato da una grande cupola con lanterna. La facciata concava, di un rococò gentile, ricorda quella di San Raffaele a Materdei, a Napoli, costruita nel 1756 dallo stesso Giuseppe Astarita che diresse il cantiere di Melito: il poco suolo disponibile è compensato dallo sviluppo in altezza. Il campanile fu alzato nel 1780 alla destra della chiesa, staccato, con una spesa di duemila ducati: ha quattro ordini su base quadrangolare, in muratura listata a vista di tufo e laterizi. Più tardi fu collegato alla chiesa con una scala che porta alla canonica.
All'interno ci sono opere venute dalla chiesa antica e altre arrivate dopo la soppressione degli ordini monastici, all'inizio dell'Ottocento. Tra le prime, una tavola con Maria Santissima delle Grazie e un antico affresco di santo Stefano, staccato dalle pareti della chiesetta e ricollocato in una nicchia a sinistra dell'ingresso. La statua lignea di santo Stefano è del 1675, di Angelo Picani. Ci sono poi un pulpito in marmi policromi, confessionali intagliati in noce e acquasantiere di marmo a forma di conchiglia.
La visita
Orari di apertura e delle messe vanno verificati con la parrocchia.
Il consiglio della redazione
Dietro la facciata c'è una storia di conti. Carletti aveva stimato la spesa in novemilacinquecento ducati; il regio ingegnere Astarita, allievo di Luigi Vanvitelli, chiamato a giudicare il progetto, lo approvò ma portò il preventivo a dodicimila, per la demolizione della chiesa vecchia, il trasporto dei ruderi, l'acquisto di case rustiche con cui allargare l'area e materiali più pregiati. Poi la direzione dei lavori toccò a lui, che tenne la croce greca del primo progetto e rifece il resto.
