Il castello normanno di Paternò è un dongione costruito su un'altura, in cima alla collina storica della città. Lo fece innalzare nel 1072 il Gran Conte Ruggero, per proteggere la valle del Simeto dalle incursioni islamiche e controllare il territorio: aveva appena assediato Catania e pensava di conquistare Centuripe. Il castello fu assegnato alla figlia di Ruggero, Flandrina, e attorno a esso la popolazione crebbe, anche con genti arrivate dall'Italia settentrionale grazie ai privilegi concessi dai normanni.
Cosa vedere
Nel 1195 Enrico VI di Svevia assegnò la contea di Paternò, con il castello come sede, a Bartolomeo de Luci; in seguito vi soggiornarono re e regine, tra cui Federico II di Svevia, Eleonora d'Angiò e Bianca di Navarra, e per concessione di Federico II passò a Galvano Lancia. Usato come carcere nel Settecento, cadde in degrado, ma dalla fine dell'Ottocento varie campagne di restauro gli hanno restituito la sua mole. L'edificio è a pianta rettangolare, alto 34 metri, con muri spessi più di due metri e mezzo, dentro i quali sono ricavate le scale, come nei dongioni anglo-normanni. Dall'età sveva era coronato da una merlatura ghibellina, di cui restano solo dei monconi; il bicromatismo tra la pietra scura dei muri e le cornici delle aperture in calcare bianco è il suo tratto più riconoscibile.
Si entra da un portale ad arco acuto. Al piano terra, diviso in quattro ambienti da due muri a croce, c'è la piccola cappella di San Giovanni con le pareti affrescate, accanto al corpo di guardia e alle prigioni. Una scala sale al salone delle armi, illuminato da quattro bifore; al piano superiore c'è la grande sala di rappresentanza della corte, con due bifore che guardano da una parte l'Etna e dall'altra la valle del Simeto.
La visita
Il castello domina la città dalla collina storica. Orari di apertura e modalità di visita vanno verificati prima.
Il consiglio della redazione
Dalla sala di rappresentanza una scala porta al terrazzo, cinto da muretti un tempo merlati: da lassù lo sguardo spazia su tutta la città e sulla piana di Catania.


