🔔 Almanacco dei campanili

20 ottobre

Le storie e le curiosità del 20 ottobre, dall'Italia dei campanili.

L'Italia che non c'è più

Civita di Bagnoregio, dieci residenti e un ponte per entrare

Civita, frazione di Bagnoregio nel Viterbese, sta su una zolla di tufo che poggia sull'argilla, e l'argilla cede: da secoli i bordi franano e le case che vi stavano sopra non ci sono più. Il 10 giugno 1695 un terremoto la staccò dal resto del paese aprendo il dirupo che ancora la separa; oggi ci si arriva solo da un ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965. Lo scrittore Bonaventura Tecchi, che vi passò la giovinezza, la chiamò «la città che muore». Nel 2025 i residenti erano dieci; i visitatori, 40.000 nel 2010, sono stati stimati in 850.000 nel 2017, e dal giugno 2013 si entra a pagamento. Qui nacque Giovanni Fidanza, che il mondo conosce come san Bonaventura.

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Le pillole di oggi

Da qui partì 1946

La Vespa è nata a Pontedera da un ingegnere che detestava le motociclette

Pontedera, nel Pisano, era stata bombardata in guerra per via degli stabilimenti aeronautici della Piaggio, in città dal 1924. Nel 1945, con le officine da ricostruire, Enrico Piaggio vuole un veicolo per tutti: il primo prototipo, il «Paperino» di Renzo Spolti, non gli piace, e chiama Corradino D'Ascanio, ingegnere aeronautico che detestava le motociclette. Ne esce uno scooter con la scocca portante, presentato a Torino il 24 marzo 1946 e brevettato a Firenze il 23 aprile. Il nome lo trova Piaggio davanti al prototipo: «sembra una vespa!», per il rumore del motore e le forme della carrozzeria. Nel 1946 ne escono 2.484, nel 1956 la milionesima, e oggi superano i sedici milioni.

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Il detto del giorno

Meglio un morto in casa che un pisano all'uscio, il proverbio di Lucca

«Meglio un morto in casa che un pisano all'uscio»: il proverbio è lucchese e ha radici medievali, quando la Repubblica di Pisa attaccava e saccheggiava la Lucchesia. Poi andò peggio: morto Castruccio Castracani, Lucca finì sotto Giovanni dell'Agnello, doge di Pisa, e riebbe la libertà solo nel 1370 per mano dell'imperatore Carlo IV. Da lì una repubblica durata fino al 1799, dentro mura cinquecentesche lunghe 4.223 metri. I pisani, quando si sentono citare il detto, rispondono «Provare per credere!» oppure «Che Dio ti accontenti!». E un altro proverbio toscano distribuisce le parti: fiorentini ciechi, senesi matti, pisani traditori, lucchesi signori.

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