L'abbazia di Santa Maria la Scala è un antico monastero di Paternò, oggi in rovina, nella parte sud-orientale del territorio, vicino al quartiere Scala Vecchia-Palazzolo. Nacque in epoca normanna come monastero basiliano di rito greco, fuori dall'abitato antico, a oriente della collina, lontano dalla vista del mare per essere meno esposto ai pirati; secondo le fonti è uno dei pochi monasteri greci fondati in Sicilia dopo la fine della dominazione bizantina, anche se i monaci dovevano obbedire all'abate latino nominato dai re normanni, come attesta un diploma del 1170.
Cosa vedere
Sotto Guglielmo I il monastero passò al rito latino, e nei secoli ricevette terre, case, chiese e mulini: nel 1170 Guglielmo II donò all'eremita Stefano il casale di Resinecchi, nel territorio di Lentini, e nel 1182 il diritto di pascolo sulle terre demaniali. Nel 1343 la regina Eleonora d'Angiò lo dotò di nuove case e beni, ma in età aragonese decadde: l'ultimo monaco greco, Giacomo, se ne andò nel 1360, e nel 1376 vi si stabilirono i certosini. Nel 1468 fu unito all'abbazia di Santa Maria di Nuovaluce di Catania e vi arrivarono gli agostiniani scalzi, che rimasero fino al 1785; il convento fu soppresso nel 1833 e passò al demanio dopo le leggi del 1866.
Oggi restano pochi resti: antiche mura in pietra lavica con una porta ad arco acuto e qualche altra struttura con volta a botte, dentro un edificio privato. Molte tombe di monaci basiliani e agostiniani sono state saccheggiate da scavatori clandestini; fino al 1993 si riconoscevano ancora magazzini, stanze e un palmento del vecchio convento.
La visita
I resti sono in una proprietà privata: la possibilità di vederli va verificata prima.
Il consiglio della redazione
L'abbazia era detta anche «conventaccio», e altre testimonianze descrivono l'abside della chiesa affrescata, con due nicchie laterali e una al centro.


